Cina

La produzione di tappeti cinesi si pensa essere iniziata intorno al XVII secolo incentivata dai Mongoli che si insediarono nel territorio fondando l’impero Yüan, che resse la Cina fino al 1368. L’arte dell’annodatura però non si è diffusa in tutto il paese, bensì in zone specifiche: Ningxia, Shandong, Hebei, Shaanxi, Gansu e Mongolia interna. Fra i numerosi simboli che compaiono sui tappeti di ogni epoca sono frequenti quelli di ispirazione naturalistica come il fiore di loto, archetipo dell’estate e del concetto di purezza, e il narciso, fiore dell’inverno e del buon augurio. Non mancano i riferimenti agli animali mitici, tra cui una priorità assoluta viene riservata al drago. Il drago cinese ha corpo serpentiforme e privo di ali, testa imponente e robuste mascelle. Già agli albori della cultura locale fu prescelto per rappresentare la regalità imperiale e il buongoverno; nella più antica iconografia aveva cinque artigli quando incarnava l’autorità divina del potere monarchico, quattro quando indicava la nobiltà di corte. Molto diffuso è anche il simbolo della svastica, derivato probabilmente da primitivi culti solari e poi passato al Buddismo come emblema della felicità infinita. La varietà delle tinte utilizzate è decisamente scarsa. Il blu e il giallo sono la coppia di colori che risalta con maggior frequenza sui tappeti. Questa scelta si richiama all’antica cosmogonia taoista, con il suo dualismo tra yin e yang. Tinta dello yin è il giallo, considerato simbolo del potere imperiale; il blu rappresenta lo yang ed il colore del drago. Il rosso è totalmente assente, ritroviamo invece il rosa, l’albicocca e il salmone.

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